Il soffitto della
palestra era di un grigio chiarissimo, uniforme, interrotto da plafoniere
in plexiglass protette da schermi metallici di colore rosso...
Valentina ormai lo conosceva a memoria, ma continuava ostinatamente
a fissarlo, per darsi un contegno: con un po’ di fortuna gli
altri l’avrebbero immaginata assorta nei suoi pensieri e disinteressata
a quanto stava accadendo attorno a lei.
In realtà, a dispetto dello sguardo al soffitto e dell’espressione
svagata, le sue orecchie erano vigili, tese a carpire tutte le voci
e i sussurri che passavano, come folate di vento, tra le file della
quinta B, schierata sulla linea di base come ogni sabato mattina dopo
la ricreazione.
Anche quest’oggi, la maestra Ada aveva avuto la bella pensata
di terminare la lezione di educazione motoria con un gioco a squadre
e, ciliegina sulla torta, aveva dato l’incarico a due alunni
di formare le squadre, chiamando a turno i compagni che preferivano.
- Carlo!
- Rossella!
- Maurizio!
- Mohamed!
– Letizia!
Anche stavolta il peggiore degli incubi si stava materializzando lentamente:
i due capisquadra, Renata e Fabio, proseguivano nelle loro scelte
e gli alunni chiamati si spostavano ai due lati della palestra, mentre
la linea di base, formata dagli alunni restanti, si assottigliava
sempre più...
- Rupinder!
– Alessio!
Perchè quando si dovevano formare le squadre per un gioco,
una gara, un lavoro di gruppo lei restava sempre tra gli ultimi? Beh
in effetti nel gioco della pallavolo, doveva ammetterlo, era piuttosto
imbranata, 9 volte su 10 non prendeva la palla e quando toccava a
lei lanciare, il più delle volte la scagliava fuori dal campo.
A scuola però era brava, soprattutto in italiano e la maestra
Greta più volte aveva lodato i suoi testi; eppure i compagni
non la tenevano in considerazione nemmeno per i lavori di gruppo di
lingua italiana. Forse perchè quando era il momento di esprimere
il proprio parere lei si vergognava a parlare e stava zitta anche
se sapeva le risposte?
O forse perchè i compagni la consideravano brutta e odiavano
le sue lentiggini, quelle lentiggini che lei stessa non poteva soffrire
e che con il sole dell’estate appena trascorsa si erano accentuate
ancora di più...
- Gianni!
Valentina si riscosse dai pensieri che l’avevano estraniata
per un attimo e la presa di contatto con la realtà fu più
dura del previsto: erano rimaste solo in due, lei e Jasmine, la ragazzina
arrivata da poche settimane e che ancora non conosceva bene la lingua
italiana.
Toccava a Fabio scegliere ed era palesemente indeciso; fu a quel punto
che si udì il soave suggerimento della perfida Sara:
– Scegli Jasmine, l’altro giorno ho visto che salta come
una ranocchia!
– Ma non conosce le regole del gioco....
- Che importa, guarda quello che facciamo noi e impara...
- Jasmine!
Ecco, la tragedia si era compiuta. La voce della maestra le giunse
da lontano, attutita da un ronzio nelle orecchie, da una sensazione
di bruciore agli occhi, dal groppo che le chiudeva la gola.
- Allora Valentina va nella squadra di Renata, così le 2 squadre
hanno lo stesso numero di giocatori. Le Le squadre in campo e le riserve
in panchina, poi faremo il cambio dei giocatori. Disponetevi ai vostri
posti, al mio fischio si inizia la partita.
Valentina si mosse come un automa, ingoiando le lacrime... l’ultima...
era rimasta ultima... nessuno l’aveva chiamata, nessuno la voleva,
a nessuno importava di lei.
Il resto della mattina scivolò su di lei senza lasciare traccia
e così il viaggio di ritorno da scuola, tra le domande della
mamma e le sue laconiche risposte.
- Mamma non mi sento bene, non posso andare a dottrina, oggi.
- Davvero, tesoro, cosa ti senti?
- Mah.. ho il mal di testa.. e anche un po’ il mal di gola,
voglio andare a letto dopo mangiato.
La mamma la guardò di sottecchi, alzando il soppraciglio. Sembrava
perplessa, ma non fece obiezioni – Va bene, forse è meglio
che ti riposi, poi ti sentirai meglio.
Valentina fece dentro di sé un sospiro di sollievo: non sarebbe
sopravvissuta allo stress della dottrina del sabato pomeriggio...
Già il momento dell’arrivo, nel grande piazzale antistante
la canonica, era traumatico... Non sapeva mai dove stare: i maschi
facevano in genere gruppo per conto loro, intenti a scambiarsi figurine
e fare versacci; le femmine si dividevano a gruppetti e c’era
sempre qualche leader che teneva banco, mostrando l’ultimo capo
di abbigliamento acquistato o favoleggiando sul cantante bellissimo
che si era visto la sera prima in TV.
Lei si metteva in mezzo, guardando ora l’uno ora l’altro,
fingendo di seguire i loro discorsi, ma senza intervenire mai di persona,
e aspettava con ansia la chiamata della loro insegnante che mettesse
fino a quella situazione imbarazzante...
Comunque, almeno per oggi, il problema era risolto, ci avrebbe ripensato
sabato prossimo. Immaginando un tranquillo, rassicurante sabato pomeriggio
nel chiuso della sua cameretta, Valentina si concesse persino un abbozzo
di sorriso.